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LA BATTAGLIA DELLA BICOCCA inserito da Adriano Radaelli (MILANO) - il 28.09.2005 |
Il 27 aprile del 1522 un importante fatto d’ arme avviene non lontano da Brixium, a tre miglia da Milano in località Bicocca . L’ esercito francese guidato dal maresciallo Odet de Foit visconte di Lautrec, forte di un contingente svizzero e di truppe veneziane (più di trenta mila uomini), si scontra con l’armata confederale spagnolo-tedesca-papalina (venti mila armati) agli ordini del generale Prospero Colonna, cui si aggiungono degli irregolari milanesi capitanati dallo Sforza . Dopo violenti combattimenti che lasciano sul campo cinquemila uomini in mezza giornata la vittoria arride alle truppe federali di Carlo V. . I francesi di Francesco I sono costretti ad abbandonare il Ducato di Milano . “La battaglia della Bicocca è rimasta nella memoria dei francesi che per significare che un sito costerebbe molto sangue e gioverebbe poco acquistandolo soglion dire : -C’est une bicocque-”.
Pietro Verri
Quattro uomini ad un tavolo . Calici di vino e boccali di birra . Giocano a dadi . Rumori di taverna . Il primo sulla destra è di corporatura massiccia, ha la barba lunga e la pelle chiara bruciata dal sole . Il suo nome è Ulrich, svizzero del cantone di Untervaldo . “La battaglia della Bicocca ? Certo che me la ricordo . Nel mio cantone tutti i giovani si dedicavano al mestiere delle armi . Un pò per scelta, un pò per necessità . Il comandante Arnold Winkelried mi ha notato mentre spaccavo la legna . “Vuoi diventare uno dei miei ?- disse- Anziché legna spaccherai uomini . Giurami fedeltà e ti porto nel mondo, via da questo schifo . Denari e donne a volontà” . Che potevo desiderare di più ? Ho messo una croce su un pezzo di carta . Mi hanno vestito . Mi hanno dato la paga . Tanti soldi assieme non ne avevo mai visti . Mi hanno dato l’ arma, una lunga picca di metallo . Poi in cammino, oltre le montagne, verso la pianura del Po . La ci sarà da menar le mani . Abbiamo scalato le Alpi nel mese di marzo, quando le nevi cominciano a sciogliersi e il freddo è sempre pungente. Cosa vuoi che sia il freddo per un montanaro ? Eravamo in tanti . Non so contare . C’ è chi diceva otto, chi dieci, chi dodici mila uomini, divisi in tre colonne secondo il cantone di provenienza . I bernesi rompicoglioni, quelli di San Gallo, i damerini, quindi noi di Untervaldo, i migliori, i più forti . Il rullo dei tamburi . I canti . I passi cadenzati . Sembrava una festa . In un posto chiamato Monza ci siamo uniti ai Francesi . “Il nemico è acquartierato a tre miglia da Milano, in una località detta la Bicocca . Noi lo distruggeremo perché siamo i più forti, perché siamo i migliori” dice il comandante Arnold . Una starna voce girava per l’ accampamento . “I francesi non hanno soldi . Non si sa quando potranno pagarci” . Scherziamo ? Abbiamo fatto tanta strada per essere presi per il culo ? Se non ci pagate ce ne andiamo . Ve la vedete voi con gli imperiali . “I soldi arriveranno quanto prima . Sua maestà il re di Francia li ha spediti da Parigi” . Bene allora si cominci subito a combattere . I denari li prendiamo a quei fottuti papalini, poi voi ci darete il dovuto . Alle prime luci dell’ alba del 27 aprile tre colonne attaccano il nemico . Siamo i più forti, siamo i migliori : in culo l’artiglieria, bastiamo noi . Suona la carica . Il fragore della battaglia ti mette i brividi . La corsa verso il terrapieno fortificato . Gli alabardieri sui lati . Le bandiere . Le picche al centro, a formare un quadrato . La terra trema al passaggio tanto l’ impeto e la possenza della truppa . I primi spari . I primi morti . L’ artiglieria nemica ha aperto le danze . Urla e imprecazioni . Tre scariche di pallettoni . Si aprono dei varchi . Chiudete, chiudete le righe . Siamo i più forti, siamo i migliori . Avanti, sempre avanti . Nulla ci può fermare . Raggiungiamo il fosso . Bisogna scalare la parete . Uno, due metri di terra tagliata perpendicolarmente . I morti ci fanno da gradino . Su verso il terrapieno . Un tappeto di cadaveri riempie il fossato . Corpi ricoperti di fango si sovrappongono ad altri . Brandelli sparsi di carne, braccia quasi staccate dal tronco che penzolano in una sorta di danza macabra . La gamba tranciata calza ancora lo stivale . Una testa mozzata perde materia cerebrale . Sangue . Sangue . Sangue ovunque . Il contatto col nemico è vicino . La tua arma non ti salverà imperiale bastardo : presto la mia picca ti infilzerà . Ci siamo . Ancora uno sforzo . Su, su . STUMB . Un colpo . Una fitta lancinante alla testa . Non ci vedo più . Si fa scuro d’ improvviso . Le forze mi abbandonano . Non ora per Dio . Non adesso . Cado come un corpo morto . Superato e calpestato dai commilitoni . Siamo i più forti, siamo i migliori” . “Dieci . Ho fatto dieci . Meglio di te svizzero” l’ uomo seduto al suo fianco gli assesta una manata sulla spalla . Il suo nome è Alfonso Gutierrez y Roja y Jimenez . Nato a Salamanca . Espana . Archibugiere dell’ imperatore Carlo . Truppa scelta . “Come mio padre ha servito la regina Isabella contro i Mori, a difesa della Cristianità, così io combatto per l’ imperatore e per il papa contro il francese senza Dio . Anch’ io ero alla Bicocca . Il generale Colonna aveva attestato le truppe confederali alla perfezione sul terreno . Aveva costruito un terrapieno difeso da alte pareti, sopraelevato rispetto alla campagna circostante . Il nemico era superiore di numero . Noi avevamo l’ artiglieria . Le armi da fuoco . Grande invenzione . Puoi distruggere senza farti male . Il 27 aprile, una grigia mattinata . Eravamo pronti . D’ un tratto le orde svizzere cominciano a correre verso di noi . Li vedo arrivare . Le bandiere al vento . Le picche protese . Le urla sovrastano il rullare dei tamburi . Un attacco senza preparazione . Sono pazzi . Destinati alla morte . Incutono terrore comunque . L’ ufficiale ci rincuora . “Aspettate il mio segnale, non sparate fino a quando non saranno a tiro” . Siamo disposti su quattro linee . Mille archibugieri per linea . Dietro di noi la fanteria tedesca e i cavalieri . Ancora un metro per quei bastardi . Ora . Parte l’ ordine . FUOCO ! La scarica stende la prima fila . Il frastuono è assordante . Le picche avanzano ancora . Tre scariche successive investono la colonna svizzera . Quando una fila di tiratori spara, l’ altra s’ inginocchia e ricarica . Il fuoco è continuo . Questi bastardi non si fermano . Corrono sempre . Non ho il tempo di pensare, né di aver paura . Devo ricaricare e sparare . Presto . Più presto . Calpestano i loro morti . Il fuoco divampa . Qualcuno impreca e bestemmia . Hai visto i morti ? Non è da cristiani calpestarli . Sto cominciando ad odiare questo mestiere, questo schifo di guerra . Sono solo col mio archibugio . Gli svizzeri hanno raggiunto il fossato . Cominciano a scalare la parete . Vedo la punta delle picche . Ritirata . Ritirata . Lasciamo il campo ai fanti tedeschi alle nostre spalle . Il corpo a corpo è per i Lanzichenecchi . Hanno già calato la visiera . Devo voltarmi e correre . Abbraccio il mio fedele archibugio . E’ caldo . Il metallo scotta tanto ha sparato . La mano non lo regge . Mollo la presa . L’ arma cade a terra . Santiddio non posso abbandonarlo : è parte di me . Non ti posso lasciare mio compagno . Tu sei la mia forza . “Corri, corri, la nostra battaglia è finita” mi gridano i compagni . No, senza di lui sono nessuno . Mi fermo a raccoglierlo inginocchiandomi nel fango . Un gran dolore alla schiena . Il ferro nemico mi trapassa da parte a parte . Esce dalla pancia assieme al mio sangue e ai miei visceri . La vista si offusca . Cado con l’ archibugio nelle mani . Dio non mi abbandonare” . Un avventore in disparte osserva i giocatori . “Col vostro permesso signori gioco anch’ io !” esclama avvicinandosi . Afferra con la destra i dadi . Li agita nel pugno . Li lancia sul tavolo . La loro corsa si ferma sul quattro . “Otto ! Bel colpo cavaliere -dicono all’ unisono lo svizzero e lo spagnolo- . Non sufficiente però per vincere !” Charles, rampollo della casata dei Saint Denis, cavaliere di Francia, rimane inebetito . Era abituato a vincere : è la seconda volta che perde . La prima, sui campi della Bicocca . “Sono nato per cavalcare . Sono nato per combattere . Sono uno dei mille gendarmi agli ordini del maresciallo Odet de Foix . La più bella gioventù di Francia . Quegli svizzeri maledetti hanno voluto fare di testa loro . Prima che l’ accerchiamento fosse terminato e senza artiglieria hanno caricato gli imperiali . Coionnes . Ora tocca a noi intervenire per la gloria della Francia e del nostro re Francesco . L’ ordine è di aggirare le linee e colpire il nemico dove meno se l’ aspetta, sul lato destro dell’ accampamento, mentre gli svizzeri si fanno massacrare al centro . Stupidi mercenari . Forza bruta senza cervello . Scendiamo lungo una strada fiancheggiata da alti pioppi . Sentiamo il fragore dello scontro . Non visti vediamo l’ assalto degli svizzeri . Attraversiamo un piccolo ponte di legno e siamo dietro le linee nemiche . Abbiamo dipinto le croci rosse sul petto . Il rosso confonde i difensori . Truppe irregolari, inquadrate in malo modo . Ci vedono e ci scambiano per confederati . Qualcuno accenna addirittura un saluto . Non sono soldati di mestiere, ma plebe e morti di fame . Troppo tardi s’ accorgono dell’ inganno . Carichiamo . La mia lancia s’ infila tre volte nei corpi di quegli sventurati . Si difendono con la disperazione . La lotta è impari . Una strage . Lo scontro ci fa perdere tempo . La nostra avanzata viene ritardata . Presto, presto . La sorpresa fallisce per colpa di quei pezzenti . Ora ci carica la cavalleria imperiale . E’ vero scontro stavolta . Scontro di soldati . Incrociamo prima le lance, poi le spade . I fanti ci circondano . Suona il corno Gaston . Ritirata . Il ponte è uno stretto imbuto . Non possiamo passare tutti . I gendarmi sono ammassati nel tentativo di fuga . I morti si accumulano . Ai cadaveri si sovrappongono le carcasse dei cavalli in un inestricabile groviglio . Rabbia e paura negli occhi degli uomini invischiati . Panico e confusione . Molti dei nostri precipitano nel canale . Il mio destriero stramazza colpito a morte . Mi trascina con lui . Perdo l’ elmo e la spada . Cerco di sollevarmi . Ho le ossa rotte . Un villano mi corre incontro con un forcone . Lo vedo . La sua forca è sopra di me . Un attimo interminabile . Gran dolore al costato . Poi nulla . Ucciso da un miserabile plebeo . Con una forca . Che disonore padre mio” . “Sono un miserabile plebeo e mi vanto di esserlo . Non so parlare bene . Non sono cavaliere, né soldato . Non gioco . Non ho mai avuto il tempo di farlo . Il lavoro nei campi è la mia vita . Adesso però i dadi li tiro anch’ io . Anch’ io voglio partecipare .” . Prende i dadi e con forza li lancia sul tavolo . “Quant’ è straniero ? Mi sembra alto il numero . Due volte la stessa faccia di tanti pallini . Non ridete più di me ora ? Dodici ? Ho fatto dodici ? Nessun di lor signori meglio di me vero ? Ho vinto io, il miserabile plebeo !” . Così urla Jacopo, figlio di contadini . Salta felice da un capo all’ altro della taverna e il vino fuoriesce dal suo boccale . “Non mi sono mai piaciuti soldati et armi . Ho sempre laurato la tera . Le milizie straniere, quei senza Dio, me l’ hanno impedito . Scorrerie, furti, saccheggi, violenze . Volevo solo vivere in pace . La mattina del 27 ero a Milano . E’ tornato lo Sforcia . Lui solo può ridarci quello che i francesi bastardi e i loro cani suizeri ci hanno tolto . Campana a martello, per odio verso Francesi e per amore verso lo duca . Ci infiamma con le sue parole . “Ho bisogno di voi . - dice il duca - Il papa ha bisogno di voi . Dio ha bisogno di voi . Siete il mio esercito . I miei fidi . Gentiluomini, merchatanti, plebei e servi” . Mai fu visto tanto populo correr all’ arme et il frate predicator di Santo Marco con il crocefisso in mane facendo animo a quanti Milanexi volessero combatter, ripeteva che era il giorno de la victoria et ch’ era certifichato che vincerebbono senza alchun dubbio . El Sforcia unito suo exercito esce de la città mediolanense et piglia il cammino de la Bichocha con sua ordinanza . Oltre seimila cittadini milanesi armati sortiscono a piedi in seguito del duca, mentre quattrocento lo accompagnano a cavallo fine al luogo tre miglia fuori la città . Lo scontro è già in atto . Un generale con il cimiero piumato viene incontro a lo nostro signore . Lo indirizza sul fianco destro . Corriamo nela direzione indicata a difesa di un ponte . Armati a cavallo ci vengono incontro . Le croci rosse sul petto . Sembrano amici . Gran Dio ci attaccano . Bastardi francesi . Tradimento . Sono colpito alla testa e cado svenuto . Quando mi riprendo le croci rosse ritornano verso di me : da inseguitori ora sono inseguiti . Mai fu visto tanto populo correr all’ arme et il frate predicator di Santo Marco con il crocefisso in mane facendo animo a quanti Milanexi volessero combatter, ripeteva che era il giorno de la victoria et ch’ era certifichato che vincerebbono senza alchun dubbio . El Sforcia unito suo exercito esce de la città mediolanense et piglia il cammino de la Bichocha con sua ordinanza . Oltre seimila cittadini milanesi armati sortiscono a piedi in seguito del duca, mentre quattrocento lo accompagnano a cavallo fine al luogo tre miglia fuori la città .
Lo scontro è già in atto . Un generale con il cimiero piumato viene incontro a lo nostro signore . Lo indirizza sul fianco destro . Corriamo nela direzione indicata a difesa di un ponte . Armati a cavallo ci vengono incontro . Le croci rosse sul petto . Sembrano amici . Gran Dio ci attaccano . Bastardi francesi . Tradimento . Sono colpito alla testa e cado svenuto . Quando mi riprendo le croci rosse ritornano verso di me : da inseguitori ora sono inseguiti .
Sebene il francese penetrasse nel campo nostro, viene respinto con tanto disordine che la battaglia diventa un macello, perché dal ponte non potendovi passare che tre uomini di arme di fronte, e ammucchiandosi per la smania di uscire in salvo, si trovano talmente stretti, che nemmeno è loro possibile il difendersi ; quindi la maggior parte vengono fatti a pezzi dagli imperiali . Riprendo il forcone . Sono debole . Devo vendicare la mia gente . Il francese è a terra, cerca di liberarsi dall’ armatura . Aspetto che si tolga la corazza e con tutta la forza a due mani lo infilzo . Sussulta sorpreso . Lo sguardo terreo, la paura si stempera nel ghigno della morte . Non riesco a gioire . Una rasoiata stacca di netto la mia testa e la fa rotolare sul prato . Chi è stato ? Forse quel bastardo che corre verso il ponte con la spada sanguinante” .
“Dodici, dodici -ripetono in coro gli altri- Hai vinto tu povero villano . Ora paga da bere a tutti . Oste, porta il vino migliore : dobbiamo festeggiare !” .