L' OSPEDALE DI NIGUARDA

inserito da Adriano Radaelli - il 19.10.2005

 

PREFAZIONE

 

La costruzione dell’ Ospedale di Niguarda inizia nel 1932 sotto la direzione dell’ ingegner Marcovigi di Bologna . Nel 1937, morto improvvisamente il Marcovigi, i lavori sono affidati all’ ingegner Arata, che li porta a termine, non senza qualche difficoltà, due anni dopo . L’ ospedale viene aperto il 2 ottobre 1939 con una disponibilità di 1500 posti letto . Non ci fu alcuna cerimonia d’ inaugurazione in quanto da un mese era scoppiata la seconda guerra mondiale .

 

UNA STORIA

 

Cadeva di venerdì quel 5 ottobre del 34, anno XII dell’ era fascista . La via che da Niguarda porta a Bresso, la provinciale, era piena di folla . C’ era proprio tutta la popolazione e molti provenivano dai paesi vicini . In prima fila le autorità civili e religiose : gerarchi grandi e piccoli, podestà, militari, parroci . Poi le associazioni, i reduci, i gruppi sportivi, la milizia . Le scolaresche erano ben allineate con le loro divise : piccole e giovani italiane da un lato, balilla ed avanguardisti dall’ altro. Bandiere, labari, gagliardetti, stendardi . E soprattutto la gente anonima . Chi venuto per curiosità, chi per fede, chi perché obbligato . Tanta folla per un’ occasione speciale : l’ arrivo del Duce . Mussolini viene a vedere di persona il nuovo Ospedale Maggiore, la Cà Granda, in fase di costruzione alla periferia nord di Milano . Si respira davvero l’ atmosfera speciale di un giorno di festa . Soprattutto i bambini delle elementari, la Vittorio Locchi di Via Passerini, sono contenti . Che cosa ne sanno di dittatura, libertà, polizia segreta o confino ? Parole troppo grandi per loro ! E’ un giorno di vacanza non previsto : niente scuola, niente compiti né interrogazioni . Solo una passeggiata lungo lo stradone, un pò di attesa, la noia di stare in fila e il rischio che l’ indomani la maestra avrebbe potuto far scrivere dei pensierini sulla manifestazione . Tra quei bambini festanti anche Teresa, con la gonna nera e la camicetta bianca delle piccole italiane . Allora quasi undicenne viveva il suo momento di gloria . Come gli altri vedeva la storia passarle vicina . La storia con la S maiuscola . In quegli anni, non c’ era la televisione a portare in casa la realtà . Solo qualche foto e i cinegiornali davano una vaga e confusa idea di quello che succedeva nel mondo . Vedere da vicino il Duce, l’ uomo più famoso e potente del paese, significava in qualche modo partecipare ad un evento straordinario, di là della routine quotidiana . “Cosa viene a fare il Duce in ospedale ? Sta forse male ?” chiedeva alla mamma . “No, tosa, viene a porre la prima pietra !” “Come la prima pietra ? Ne hanno già messe tante !” “Forse sarà la quarta o la quinta . Si dice così per dire che darà il suo contributo alla costruzione e che poi .…  ringrazierà gli operai del lavoro fatto . Insomma vorrà vedere come vanno le cose” . Non fu troppo convinta della spiegazione, ma ai genitori si doveva credere . Finalmente il gran momento . Una fila d’ auto scure, belle e lunghe come nei film . Gli automezzi, provenienti da Piazzale Maciachini, si fermano sul piazzale antistante l’ edificio bianco . La banda intona gli inni, i soldati scattano sugli attenti, la folla si accalca per non perdere lo spettacolo . Il Duce in piedi sull’ auto scoperta, con la divisa della milizia, saluta romanamente : poi scende e scambia due parole con le autorità . Una bimba gli offre un mazzo di fiori bianchi . Mussolini, sorpreso, le accarezza il volto . Accompagnato dal direttore e dai tecnici, con passo veloce varca i cancelli scomparendo dalla vista dei presenti . S’ informa sulla costruzione e sui materiali, sulle difficoltà e sui costi . Raccomanda il rispetto dei tempi di consegna . Fuori la folla attende paziente . “Terrà un discorso ? Verrà a salutarci ? Chissà !” Ognuno cerca di sporgersi, alzandosi sulle punte o inarcandosi per essere il primo a vederlo ricomparire . “Eccolo !” urla uno coi baffi, felice di avere preceduto tutti gli altri . In pochi attimi il Duce è di nuovo sul piazzale . Ha fretta . Deve andare al campo volo di Bresso, per visitare la Breda Aeronautica e non vuole fare tardi . Un rapido saluto, un congedo veloce, non una parola alla folla . La fanfara suona . Fazzoletti e bandierine sventolano . Le gente lo vede risalire sull’ auto . Si siede subito . “Sarà stanco !” mormora un ragazzetto . “Il Duce non è mai stanco” gli risponde il vicino in camicia nera . Le auto ripartono veloci sfiorando quasi la folla . La prima ed unica visita di Mussolini a Niguarda finisce qui . La piccola italiana, con la sua divisa bianca e nera aveva osservato tutta la manifestazione in silenzio . Ora tornando a casa era sicura di avere qualcosa d’ importante da raccontare ai genitori . Papà Enrico, appena rientrato dal cantiere di Bresso, rabbuiato perché solo pochi muratori si erano presentati al lavoro, non la lasciò parlare : “Fas minga incantaà da quel crapa pelada là! ” Se ne andò sbattendo la porta, come non aveva mai fatto in vita sua . Teresa ci rimase male ! Mamma Angela la prese dolcemente tra le mani e disse : “Dai piccola mia, racconta !”